27.4.09

Un Hawan per Gino



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In Himachal Pradesh, uno stato indiano nel nord-ovest dell’India, la tradizione indu viene conservata gelosamente anche da giovani coppie che in apparenza hanno poco da condividere con gli antichi rituali.
Un mese fa il piccolo Gino ha deciso di visitare questo mondo e di nascere in una famiglia borghese di Dharamsala. Circondato dalla sicurezza e dall’affetto dei suoi genitori, come vuole la tradizione dopo un mese dalla sua nascita gli è stato offerto un Hawan. Il Hawan è un rituale di purificazione dell’ambiente, inteso ad assicurare la felicità e la lunga vita del neonato nel seno della famiglia.


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Ieri pomeriggio un servitore camminava nel giardino con un fascio di legna sotto il braccio e alla mia domanda “A cosa ti serve?” mi ha risposto che l’indomani mattina veniva celebrato il hawan per il piccolo. Kristin ed io siamo invitati e accettiamo con gioia vista la rarità di incorrere in simili piacevoli eventi. Cosi stamane alle 08.00 ci presentiamo in casa dei signori giusto nel momento in cui il brahmino -il sacerdote- sta disponendo le offerte sul pavimento. La mamma, adornata di gioielli, sfoggia un bellissimo sari di seta azzurro e il papà veste una kurta di seta rossa. Il brahmino, un signore distinto, spiega velocemente ai giovani genitori cosa devono fare durante il rituale.
La “puja del fuoco” consiste in vari momenti. Al centro del soggiorno sono sistemati dei mattoni nella forma di un quadrato, e su di questo è tracciato un complicato disegno in polvere, il rangoli, sul quale in seguito verrà acceso il fuoco sacrificale. Intorno al rangoli sono sistemate varie offerte: un recipiente pieno di erbe, acqua benedetta, una tintura rossa di sindoor che servirà per tracciare il tika sulla fronte dei partecipanti, petali di rosa, della frutta e una noce di cocco. Della famiglia non manca nessuno alla riunione: i genitori siedono vicino al sacerdote, i nonni davanti, noi davanti ai genitori e i servitori partecipano seduti intorno al fuoco. Una serie di cerimonie fa da preludio all’accensione del fuoco. Ad ognuno viene passato prima il cocco da toccare, poi il recipiente con il liquido rosso dove s’intinge il dito per mettere il tika sulla fronte. Il brahmino si allunga per stringere un nastrino benedetto intorno ai nostri polsi e finalmente accende il fuoco sul rangoli. Ora il piatto di erbe secche viene passato ad ognuno; il brahmino spiega quando bisogna prendere le offerte e gettarle nel fuoco e comincia con i suoi inviti leggendo da un libro con dei diagrammi disegnati al fianco delle lettere sanscrite. Dico “inviti” perchè in effetti lui invita differenti divinità che dovranno purificare l’ambiente, prendersi cura del piccolo e preservarlo dai pericoli della vita. Dopo ogni invito recitato in sanscrito noi lanciamo le offerte nel fuoco.
Tutto il rituale si svolge in una maniera dolce e in un ambiente sereno, a parte, forse, la troppa serietà dei nonni.
Finito il Hawan il fuoco viene lasciato a consumarsi nella stanza spaziosa; la mamma e la nonna ri-indossano i normali abiti e seduti in giardino consumano la loro colazione. Si torna nuovamente alla vita moderna; gli antichi simboli saranno dimenticati, per essere prontamente ripresi alla prossima occasione.

3.4.09